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Giornata nazionale di Prevenzione contro lo spreco alimentare: dai campi alle case, lo spreco è in aumento

“Make the difference. Stop #foodwaste” è il tema della 11ma Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare che si celebra oggi, 5 febbraio 2024, per ricordare la necessità di moltiplicare le buone pratiche quotidiane, a ogni livello – cittadini, enti pubblici, imprese, associazioni, scuole.

Se da un lato l’effetto inflazione condiziona gli acquisti e fa nascere nuove abitudini alimentari, lo spreco è un fenomeno purtroppo in crescita. Secondo i dati Waste Watcher, un consumatore su 2 (49%) dichiara di potenziare l’acquisto del cibo online e 4 consumatori su 10 (39%) fanno la spesa cercando solo i prodotti alimentari in promozione.

Lo spreco del cibo nella filiera agroalimentare italiana

In Italia assistiamo però a un paradosso dai tratti inquietanti: nonostante l’aumento dei prezzi e la necessità di ricorrere al consumo di cibo in promozione, siamo improvvisamente diventati più spreconi, per quanto riguarda il cibo.

Si è passati da 75 a quasi 81 grammi di cibo buttato ogni giorno pro capite nelle nostre case (80,9 grammi, per l’esattezza) e da 524,1 grammi settimanali nel 2023 a 566,3 grammi settimanali nel 2024. Si tratta dell’8,05% di spreco in più rispetto a un anno fa. Nel 2024 in Italia lo spreco alimentare costa circa 290 € annui a famiglia, circa 126 € pro capite ogni anno.

Si spreca di più nelle città e nei grandi Comuni (+ 8%) e meno nei piccoli centri, sprecano di più le famiglie senza figli (+ 3%) e molto di più i consumatori a basso potere d’acquisto (+ 17%). Si spreca di più a sud (+ 4% rispetto alla media nazionale) e meno a nord (- 6% rispetto alla media). Vale oltre 13 miliardi €, per l’esattezza 13.155.161.999 lo spreco complessivo di cibo in Italia: un dato vertiginoso che include lo spreco a livello domestico (che incide per oltre 7miliardi e 445 milioni), quello nella distribuzione che vale circa la metà (quasi 4 miliardi €, per la precisione 3 miliardi e 996 milioni €), oltre allo spreco in campo e nell’industria, molto più contenuto.

La fotografia dello spreco riportata dal Rapporto “Il caso Italia” quantifica in 4 miliardi di tonnellate il cibo sprecato ogni anno International. Ma, come abbiamo sottolineato, l’aspetto che fa riflettere è legato all’allarme sociale che emerge da una situazione economica di forte incertezza. Per il primo anno Waste Watcher International analizza il fenomeno anche sul piano della sicurezza alimentare usando l’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale), che misura il livello di accesso delle persone a cibo adeguato e nutriente. Dal punto di vista socioeconomico, il ceto che si autodefinisce popolare ”e fatica ad arrivare alla fine del mese”, pari a oltre 5,7 milioni di persone (oltre il 10% della popolazione, secondo i dati Istat) presenta un allarmante aumento del 280% di insicurezza alimentare rispetto alla media italiana.

Le disparità geografiche sono evidenti, con il sud che registra un aumento del 26% di insicurezza alimentare rispetto alla media nazionale, mentre il nord e il centro mostrano scostamenti negativi del 14% e 7%, rispettivamente. Qualche esempio: 1 consumatore su 2 (49%) dichiara dii potenziare l’acquisto di cibo online, oltre 1 consumatore su 3 (39%) si butta sugli alimenti in promozione, e oltre 1 consumatore su 3 decide di autoprodurre il cibo (38%).

Nella hit delle nuove scelte di acquisto l’attenzione si rivolge con più determinazione verso l’acquisto del cibo a ridosso di scadenza (32%) e di rifornirsi di legumi e derivati vegetali, a scapito del consumo di carne (31%).

Perde terreno il cibo biologico, troppo costoso per un ridotto potere d’acquisto (7%) e perdono terreno le grandi marche (11%). Si spreca soprattutto la frutta fresca, che svetta fra gli alimenti più gettatii nell’ultima settimana media dei consumatori (25,4 grammi), seguono cipolle aglio e tuberi ma anche il pane fresco (20,1 grammi), le insalate (13,8 grammi) e le verdure (13,2 grammi).

«Sono dati che dobbiamo attenzionare con cura – afferma il direttore scientifico di Waste Watcher, Andrea Segrè – perché ci permettono di evidenziare la stretta connessione fra inflazione e insicurezza globale da un lato e ricaduta sociale dall’altro, fra potere d’acquisto in calo costante e conseguenti scelte dei consumatori che non vanno purtroppo in direzione della salute dell’ambiente, ma nemmeno di quella personale. Scegliere cibo scadente, meno salutare e spesso di facile deterioramento non comporta solo un aumento del cibo sprecato in pattumiera, ma anche un peggioramento nella propria dieta e nella sicurezza alimentare. Se la salute nasce a tavola, dal cibo scadente deriva l’aggravio dei costi sociali e ambientali. In definitiva: da poveri mangiamo e stiamo peggio, e sprechiamo persino di più. E questo circolo vizioso si riverbera sull’ambiente. L’azione deve essere sinergica: ciascuno nel suo quotidiano, ma servono anche e soprattutto politiche pubbliche mirate a mitigare gli impatti dell’inflazione sulla sicurezza alimentare, con un focus particolare sulla tutela dei ceti sociali più vulnerabili. Affrontare la crisi alimentare emergente richiederà un approccio integrato che comprenda sia strategie di sostegno economico che iniziative educative per promuovere scelte alimentari sane, consapevoli e più sostenibili». 

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Incontro tra antiche usanze e innovazione

Una chiacchierata con Benedetta Alberti, titolare dell’azienda agricola umbra BIOALBERTI.

Benedetta, la domanda è scontata ma ci racconti come e quando nasce la vostra azienda Agricola e dove si trova?

Siamo un’azienda a conduzione familiare che opera nel settore agricolo da ben quattro generazioni, iniziata negli anni ’30 con l’acquisto da parte del mio bisnonno di un vasto territorio situato tra le dolci colline umbre, a Poggio Aquilone, una frazione del comune umbro di San Venanzo. Si trova sulla sommità di una collina marnoso-calcarea che domina il corso dei torrenti Faenella, San Fortunato e Fosso dè Pozzi, affluenti del torrente Fersinone, ad un’altezza di 295 mt. slm abitato da 57 abitanti.

Da quanto tempo l’azienda si è convertita al Biologico?

La nostra passione per la terra e il nostro impegno nei confronti della sostenibilità ambientale ci hanno spinto a seguire un percorso biologico dal 1998 poiché siamo fermamente convinti che la scelta di un’alimentazione sana e biologica sia fondamentale per la salute e il benessere delle persone.

Cosa vuol dire portare avanti una vera agricoltura biologica?

Bio Alberti ha scelto l’agricoltura biologica per riportare in tavola sapori genuini e prodotti salutari e ha voluto coltivare i grani antichi proprio per la loro naturale resistenza; esse erano infatti già coltivate in un’epoca in cui i moderni concimi azotati o il glifosato non erano ancora diffusi.  I grani antichi risultano più tollerabili per un minor contenuto di glutine, più digeribili, dal gusto più intenso e aromatico ed hanno più nutrienti poiché hanno radici molto profonde che riescono a pescare più sostanze nutritive dal terreno. Proprio perché possiedono un indice di glutine più basso, devono necessariamente essere lavorati con più attenzione, richiedendo temperature più basse di lavorazione e tempi più lunghi di lievitazione.

Quanto è importante coniugare la tradizione contadina antica con le tecniche contemporanee?

Ci teniamo a sottolineare di essere un’azienda giovane e dinamica dove la leva giovanile rappresenta un valore importate per il nostro futuro, dedicandoci alla ricerca dell’incontro tra antiche usanze e procedimenti innovativi, tesi alla valorizzazione della qualità di un prodotto autentico. A guidare queste scelte c’è sempre stato un grande amore per la terra, il rispetto per la sua fertilità e per i ritmi della natura, con l’impegno di custodirla e salvaguardarla. Infatti i terreni all’interno dell’Azienda sono coltivati come nei tempi antichi, in rotazione, e concimati con fertilizzanti organici provenienti dal nostro piccolo allevamento di bovini di razza Chianina.

La Vostra farina è prodotta direttamente nel vostro molino oppure coltivate i grani nelle vostre terre e macinate in esterno?

Le Farine BioAlberti nascono dalla molitura dei nostri grani coltivati con metodi di agricoltura biologica. Vengono macinate a pietra in un mulino ad acqua, che abbiamo la fortuna di avere a 10 Km dall’azienda. Il cereale viene macinato più lentamente ed il germe, cioè la parte nutritiva del chicco, rimane intatto preservando al meglio le qualità organolettiche e mantiene intatti gli elementi nutritivi indispensabili al nostro organismo.

Cosa s’intende quando si parla di grani antichi e perché è necessario consumarli?

Bio Alberti ha scelto di coltivare i grani antichi proprio per la loro naturale resistenza, essi erano infatti già coltivate in un’epoca in cui i moderni concimi azotati o il glifosato non erano ancora diffusi. I grani antichi risultano più tollerabili per un minor contenuto di glutine, più digeribili, dal gusto più intenso e aromatico ed hanno più nutrienti poiché hanno radici molto profonde che riescono a pescare più sostanze nutritive dal terreno. Proprio perché possiedono un indice di glutine più basso, devono necessariamente essere lavorati con più attenzione, richiedendo temperature più basse di lavorazione e tempi più lunghi di lievitazione.

Oltre ai cereali voi producete anche legumi? Quali?

Produciamo una vasta gamma di legumi come lenticchie, ceci, fagioli borlotti, fagioli cannellini, fagioli neri, cicerchie, ceci neri e fava decorticata. E li facciamo sia al naturale, quindi semplicemente lessati e messi in barattolo di vetro ed abbiamo una linea di prodotti decorticati, ed essendo privi della cuticola, non necessitano di ammollo e si cuociono velocemente.

Ci parli del progetto Nutrigran Bio? Di cosa si tratta?

Nutrigran bio è stata una sperimentazione tra produttori e panificatori per la ricerca di antiche varietà di cereali e conseguente realizzazione di prodotti da forno.

Secondo te quanto è vera la frase “tutto quello di cui abbiamo bisogno è meno”?

Vivere in campagna e lavorare nella mia azienda agricola mi ha insegnato ad apprezzare le cose semplici della vita. Ho ridotto al minimo le distrazioni superficiali e mi sono focalizzata sulla bellezza della natura, sul ritmo tranquillo della vita rurale e sulla soddisfazione di coltivare il cibo sano e genuino. La mia esperienza mi ha insegnato che la vera ricchezza non si misura in beni materiali, ma nella connessione con la terra, nella comunità locale e nella realizzazione personale. Ho imparato a valorizzare il tempo trascorso all’aria aperta, a godermi i piccoli piaceri della vita di campagna e a concentrarmi sulle relazioni significative con le persone intorno a me. Quindi, per me, la frase è non solo vera, ma anche la guida principale della mia scelta di vita. Vivere con meno mi ha portato una pace interiore e una soddisfazione che non avrei mai immaginato nelle frenetiche sfide della vita cittadina.

Consiglieresti a un giovane che vive in città di mollare tutto e andare a vivere in campagna?

Consiglierei a un giovane di considerare attentamente la possibilità di trasferirsi in campagna, ma sottolineerei che questa decisione deve essere ben ponderata e consapevole. Vivere in campagna può offrire numerosi benefici, come uno stile di vita più tranquillo, un contatto più stretto con la natura e la possibilità di coltivare un senso di comunità. Tuttavia, è fondamentale valutare anche le sfide potenziali, come le limitate opportunità di lavoro, la minore accessibilità ai servizi urbani e la distanza dagli amici e dalla famiglia.

5 parole che identificano la vostra azienda…

Le cinque parole che mi vengono in mente per rappresentare la nostra azienda sono:

Sostenibilità

Qualità

Passione

Biologico

Salute

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La birra di montagna

Oggi parliamo con Enrico Dal Sasso, Project manager di birra Setteteste del gruppo Rigoni di Asiago

Enrico ci racconti brevemente come e quando nasce la vostra birra biologica SETTESTE?

Il progetto di produrre la Birra Setteteste nasce qualche anno fa, insieme a quello del Distretto Biologico Bioaltopiano. Il nostro Territorio, che è stato finora preservato dall’inquinamento di pesticidi e fertilizzanti chimici per usi agricoli, va non solo protetto, ma valorizzato per produrre, trasformare e utilizzare in cucina le materie prime agricole biologiche prodotte nel nostro territorio. Per questo con la partecipazione di agricoltori, allevatori, aziende di trasformazione tra cui anche Rigoni di Asiago, con l’aiuto delle autorità Politiche dei Sette Comuni, è stato creato il Bioaltopiano. Oggi con molta soddisfazione posso dirvi che oltre il 70% del territorio dell’Altopiano di Asiago “Sette Comuni” è Biologico.

La valle dei Sette Comuni

Perché la definite Agribirra?

Per Agribirra si intende una birra artigianale prodotta da una azienda che utilizza malti ricavati almeno per il 51% da orzi prodotti da coltivazione propria. Questa definizione è stata introdotta dal Decreto Ministeriale 212/2010 che, riconoscendo la birra come prodotto agricolo a tutti gli effetti, ha segnato una svolta importante nel quadro normativo e, di conseguenza, nel mercato di produzione e commercializzazione della bevanda in Italia.

Oltre a produrre birra, voi coltivate anche la materia prima per realizzarla?

Certamente! All’interno del perimetro della nostra fattoria didattica sperimentale noi coltiviamo con audacia e meticolosità i luppoletti e l’orzo che daranno poi il gusto caratteristico di montagna alla nostra bevanda. L’acqua pura della Renzola che sgorga nei monti più alti dell’altopiano di Asiago rende la nostra birra ancor più speciale.

Luppolo di montagna

Dove si trova la vostra azienda agricola?

L’azienda agricola Bisele, nel Comune di Canove di Roana. E’ conosciuta sul nostro territorio come La Cattedra ed è una fattoria di proprietà dei Sette Comuni, sorta oltre 90 anni fa per insegnare a allevatori e contadini le migliori tecniche produttive. Si estende per oltre 110 ha ad un’altezza che parte da 900 metri e arriva fino a quasi 1000 metri e ha una superficie coltivabile di oltre 40 ettari.

A proposito di territorio, l’azienda agricola si trova nell’Altopiano di Asiago e dei Sette Comuni. Cosa ha di particolare la vostra terra?

Il centro della città di Asiago si trova ad un’altitudine di 1001 metri sul livello del mare. Completamente ricostruito dopo la Prima Guerra Mondiale, colpisce per la bellezza architettonica e l’ampiezza delle strade e delle piazze, tratti caratteristici rispetto ad altri paesi di montagna. Un gioiello in mezzo al verde, da scoprire e da vivere. I punti di interesse storico e naturalistico, le bellezze paesaggistiche, gli eventi, le piste da sci, i percorsi, sono tuttavia distribuiti su tutto il territorio dell’Altopiano tra le sue ridenti località davvero tutte da scoprire. L’elegante centro cittadino abbracciato dalle peculiari contrade, la ruvidità delle stagioni, la generosità degli abitanti rendono unico l’altopiano.

Coltivazione del luppolo

Un’agricoltura biologica di Montagna in che si differenzia rispetto a quella in pianura?

Fare agricoltura in montagna significa saper lavorare sul lungo periodo e avere fiducia che il futuro sia migliore del passato. Ci sono sicuramente dei svantaggi naturali permanenti come la pendenza, le temperature basse, il suolo superficiale erodibile e poco fertile che portano ad avere costi elevati di produzione. Questi problemi reali portano a un numero ridotto di produzioni perseguibili per non parlare dei problemi legati al cambiamento climatico. Gli eventi meteo estremi creano infatti stati d’instabilità produttiva. È importante però segnalare anche i vantaggi di un’agricoltura montanara. I paesaggi culturali e l’alto valore eco-sistemico garantiscono prodotti di qualità mentre la bellezza dei luoghi porta ad un’offerta diversificata come un certo tipo di turismo che ama il contatto con una natura incontaminata. Nel nostro piccolo, attraverso le attività della fattoria didattica, cerchiamo di sensibilizzare le generazioni future a salvaguardare questi luoghi unici.

Agribirra Setteteste

Raccontaci di questa scommessa così ambiziosa, chi c’è dietro questo progetto?

Un nome che evoca un territorio, quello dei Sette Comuni Altopianesi e Andrea Rigoni che ha voluto creare un prodotto nuovo di Rigoni di Asiago, appunto la Birra Setteteste! Ognuno dei Sette Comuni fin dal lontano 1300 è stato rappresentato dalla testa di un uomo, Sette Comuni e quindi Setteteste. Questa birra è l’espressione di un territorio coperto da boschi e prati verdeggianti, che profuma di erba tagliata, di essenze floreali ed erbe di sottobosco. Il suo colore ambrato ti colpisce, e la sua dolcezza ti appaga. Con i formaggi non troppo stagionati si sposa in un modo unico.

Quali altre attività si svolgono nell’azienda agricola Bisele?

Alla Bio Fattoria Bisele si vive in un ambiente rurale con percorsi tematici ed ampi spazi che consentono libertà di movimento ed esplorazione, una struttura coperta e riscaldata di 90 mq, area picnic attrezzata, un ampio parcheggio per i bus, servizi igienici e un punto vendita diretta di prodotti biologici di montagna. L’Orto Didattico, lo Chalet delle Cocche, il Rustico degli Asinelli, la Capanna dei Sogni, i RocciAnimali, il nascondiglio del faunista, la tana del lombrico e la panchina della gratitudine sono solo alcune delle attrazioni predisposte per farvi conoscere l’agricoltura di Montagna e le meraviglie della natura che ci circonda. E camminando tra gli oltre 100 ettari dell’azienda agricola incontrerete interessanti percorsi tematici.

La fattoria didattica Bisele
  • 5 parole per definire l’agribirra Setteteste……..

SOSTENIBILE | AUDACE | TERRITORIALE | INCOMPRESA | FAMILIARE

cibo salutareCategoriesBlog

Mangiare sano è uno stile di vita

Mangiare sano è un concetto importante per mantenere uno stile di vita equilibrato e promuovere la salute generale. Significa consumare una varietà di alimenti nutrienti e bilanciati che forniscono al corpo le sostanze necessarie per funzionare correttamente. Scegliere prodotti biologici è il primo passo che si può fare per migliorare la propria alimentazione e contribuire a uno stile di vita più sano e sostenibile. Fra l’altro un’alimentazione sana non significa necessariamente privarsi del gusto o del piacere del cibo. Al contrario, può essere gustosa e appagante, consentendo di apprezzare i sapori e di godere il cibo in modo equilibrato. È sicuramente possibile conciliare l’obiettivo di nutrire il corpo con alimenti buoni e mantenere una relazione positiva con il cibo.

frutta secca

Ecco alcuni consigli per mangiare sano:

  1. Una dieta varia: Includere una vasta gamma di alimenti, come frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre, latticini a basso contenuto di grassi o alternative vegetali.
  2. Controllare le porzioni: Mantenere le porzioni sotto controllo è fondamentale per evitare l’eccesso di calorie e gestire il peso corporeo.
  3. Limitare gli zuccheri e i grassi saturi: Ridurre il consumo di zuccheri aggiunti e cibi ad alto contenuto di grassi saturi, come cibi fritti, snack confezionati e dolci.
  4. Bere molta acqua: L’acqua è essenziale per idratarsi e aiutare il corpo a svolgere le sue funzioni normali.
  5. Bilanciare gli alimenti: Cercare di equilibrare i macronutrienti nelle tue diete, includendo proteine, carboidrati e grassi sani.
  6. Limitare il consumo di sale: Ridurre l’assunzione di sale per mantenere una pressione sanguigna sana.
  7. Cucinare a casa: Preparare i pasti in casa il più possibile, in modo da controllare gli ingredienti e ridurre il consumo di cibi trasformati.
  8. Fare spuntini sani: Scegliere spuntini a base di frutta fresca, verdure tagliate, noci, mandorle o yogurt, evitando cibi ad alto contenuto di zuccheri e sale.
  9. Limitare le bevande zuccherate e alcoliche: Ridurre il consumo di bevande zuccherate e alcoliche, poiché possono contribuire a un apporto calorico eccessivo.
  10. Praticare la moderazione: Non si si deve privare del piacere di gustare un dessert o un cibo indulgente di tanto in tanto.
sfizi freschi

Ogni individuo è diverso, quindi consultarsi con un professionista della salute, come un dietologo o un nutrizionista, può aiutare a creare un piano alimentare personalizzato in base alle proprie esigenze specifiche per diventare uno stile di vita e non una “dieta” in quanto non è una pratica temporanea o limitata nel tempo, ma piuttosto rappresenta un approccio sostenibile e a lungo termine all’alimentazione e alla nutrizione.

impasto

L’obiettivo di uno stile di vita alimentare è promuovere il benessere generale e instaurare una relazione positiva con il cibo. Questo approccio si basa sulla consapevolezza delle tue scelte alimentari e sulla comprensione di come il cibo influenzi il tuo corpo e il tuo umore. Sviluppare un rapporto positivo con il cibo può richiedere tempo e pratica, ma può contribuire a migliorare il benessere generale e la relazione con il cibo. Si tratta anche di apprezzare i sapori dei cibi senza dover rinunciare al piacere del cibo!

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Grano, dono della Terra

Il grano è spesso considerato un “dono della terra” perché rappresenta una delle colture più importanti e preziose per l’umanità. È una fonte primaria di cibo per molte popolazioni in tutto il mondo da migliaia di anni.

Il grano italiano è considerato uno dei migliori al mondo per la sua qualità e versatilità. L’Italia ha una lunga tradizione nella coltivazione del grano, e le sue terre fertili, il clima favorevole e le competenze agricole hanno contribuito a sviluppare varietà di grano di alta qualità. Tra le varietà di grano italiane più rinomate vi sono il grano duro e il grano tenero. Il grano duro è utilizzato principalmente per la produzione di pasta, mentre il grano tenero è impiegato nella panificazione per la produzione di pane, biscotti e altri prodotti da forno.

Azienda Agricola Di Silvio

La nostra penisola è famosa per la produzione di varietà di grano duro come il “Semola di Grano Duro”, che viene utilizzata per produrre pasta di alta qualità. Questo tipo di grano ha una consistenza eccellente e un alto contenuto di glutine, che conferisce alla pasta una struttura elastica e una consistenza al dente. Per quanto riguarda il grano tenero, l’Italia produce diverse varietà, tra cui il “Grano Tenero Tipo 00”, che è una delle varietà più utilizzate per la panificazione. Questo tipo di grano ha una buona capacità di assorbire l’acqua e una buona forza di glutine, rendendolo adatto per la produzione di pane leggero e soffice.

È importante sottolineare che l’Italia ha anche diverse denominazioni di origine protetta (DOP) e indicazioni geografiche protette (IGP) per alcune varietà di grano, come ad esempio il “Grano Duro Senatore Cappelli”, il “Grano Tenero Verna” o il “grano Risiola”. Queste designazioni attestano l’origine e la qualità specifica di queste varietà di grano italiane.

Il grano integrale, invece, si riferisce al grano che non è stato sottoposto a processi di raffinazione o sbiancamento, mantenendo così tutti i componenti nutritivi presenti nel chicco.

Il grano integrale contiene tre parti principali: il germe, il endosperma e il salvataggio. Il germe è la parte più esterna del chicco e contiene una buona quantità di vitamine, minerali e grassi sani. L’endosperma è il tessuto interno del chicco e costituisce la maggior parte del chicco, fornendo principalmente carboidrati complessi. Il salvataggio è lo strato più esterno e fibroso del chicco, ricco di fibre, vitamine e minerali.

Rispetto al grano raffinato, il grano integrale ha un contenuto di fibre significativamente più alto, oltre ad essere una fonte migliore di vitamine del gruppo B, vitamina E, minerali come il ferro, il magnesio e il selenio, e antiossidanti. La presenza di fibre nel grano integrale aiuta a migliorare la digestione, a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue e a favorire la sensazione di sazietà.

In cucina, il grano italiano integrale può essere utilizzato per la produzione di pasta, pane, biscotti e altri prodotti da forno. La pasta integrale, ad esempio, è spesso preferita per le sue proprietà nutrizionali superiori rispetto alla pasta raffinata. Il pane integrale offre una maggiore quantità di fibre e nutrienti rispetto al pane bianco.

È importante notare che il grano integrale richiede una maggiore attenzione nella lavorazione e nella cottura rispetto al grano raffinato, poiché può richiedere più tempo di cottura e una quantità adeguata di liquidi. L’uso del grano italiano integrale offre una scelta più salutare e nutriente rispetto al grano raffinato, consentendo di beneficiare appieno delle proprietà nutritive del chicco di grano.

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Pionieri nella coltivazione Biologica

Oggi parliamo con Paolo Ghiddi, agricoltore dell’azienda vinicola San Polo, ubicata alle porte di Castelvetro di Modena attorno ad un ex convento settecentesco sorto sulle rive del torrente Guerro, a ridosso delle colline appenniniche. Un luogo quasi magico immerso nel verde delle colline modenesi.

Nata in un ex convento settecentesco, l’azienda vinicola San Polo, nasce in un borgo rurale alle porte di Castelvetro di Modena. Nasce dall’intuizione di nonno Giuseppe, che la rilevò nel 1938 per coltivare il proprio sogno, costruire una tenuta per produrre vini tipici di qualità.

Tramandata di generazione in generazione, oggi l’azienda agricola San Polo è condotta dal nipote Paolo Ghiddi, che dal 1994 ha trasformato l’azienda convertendola in totale biologico. Tanta innovazione, ma con i piedi ben saldi nella tradizione.


Paolo ci racconti un po’ di storia della tua famiglia e di quando hai preso in mano l’azienda?

Mio nonno acquistò il fondo nel 1938 e da lungimirante commerciante decise di intraprendere la strada della coltivazione della vigna per produrre del buon vino.
Io sono subentrato a pieno regime nel lontano 1989 e dopo pochi anni siamo stati pionieri nella coltivazione biologica della quale andiamo molto fieri.


Che tipo di innovazione hai apportato alla tua azienda di famiglia?

Il mio mio obbiettivo principale è quello di produrre vino biologico senza additivi e continuare a raccogliere l’uva a mano. Nella nostra azienda produciamo anche farro biologico e ortaggi biologici che si possono degustare nel nostro suggestivo ristorante dove offriamo prodotti locali tra cui i famigerati “borlenghi” e di stagione.


Come nasce la passione per i vini di qualità?

Nasce già da un’idea di mio nonno per l’appunto che ho sposato a pieno considerando il fatto che il buon bere come il buon mangiare non solo soddisfa i palati, ma ci nutre e costituisce da dentro. Siamo ciò che mangiamo e beviamo. Da una citazione di IPPOCRATE “Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo


Voi producete vini con metodo ancestrale, ci spieghi cosa significa? Che differenze ci sono rispetto a un metodo tradizionale?

Con il metodo ancestrale si intende la seconda fermentazione del vino che avviene in bottiglie stese con il solo ausilio dei lieviti indigeni del vino stesso. Questo processo permette la conservazione della genuinità del prodotto che viene maneggiato il meno possibile.

Prodotta nell’azienda agricola San Polo


Quante etichette di vino producete?
Produciamo 5 etichette tra cui Lambrusco dell’Emilia con metodo ancestrale, Lambrusco Grasparossa DOC, Trebbiano dell’Emilia, Rosato dell’Emilia ed un Rosso fermo da uve Grasparossa , grande scommessa di qualche anno fa.


Un’altra attività importante della vostra azienda agricola è la produzione degli aceti, avete un’acetaia? Quanto è antica?
La nostra acetaia che chiamiamo affettuosamente “Celestina” che era mia madre, ha quasi 100 anni. Il nostro è un aceto di nicchia prodotto a livello famigliare ed esclusivamente prodotto dal mosto delle nostre uve biologiche.

5 parole che descrivono il vostro angolo di paradiso?
Pittoresco, antico, unico, pace, serenità.

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La spesa Consapevole

Cosa significa fare la spesa nel 2023?

Ce ne parla Arianna Felicetti, Biologa Nutrizionista di Roma specializzata in Disturbi del Comportamento Alimentare.

Spesso si parla di scelte alimentari. Ad oggi fare la spesa nel modo corretto è sempre più difficile a causa dell’enorme offerta della grande distribuzione. Per questo motivo daremo alcune importanti informazioni per poter facilitare questa azione quotidiana.

PARTIAMO DA COSE SEMPLICI

La regola numero uno è la semplicità. Un tempo esistevano alimenti esclusivamente “fatti” dall’uomo. Prendiamo ad esempio il pane: era fatto dal fornaio e ognuno di questi aveva la propria ricetta più o meno segreta che lo rendeva più croccante piuttosto che profumato o sciapo. Quella pagnotta aveva una storia unica e veniva venduto in un luogo specifico, il panificio. Oggi non è più così, lo troviamo ovunque, di mille forme e sapori e non sappiamo proprio quale scegliere. Oggi per disperazione il consumatore si ritrova a leggere etichette con liste infinite di ingredienti, e la spesa è diventata un vero e proprio incubo! Ma come risolvere questo problema? Tornare un po’ alle origini, scegliere alimenti semplici, che ci piacciono di più per l’aspetto, l’odore, la croccantezza… insomma per le caratteristiche che possiamo individuare con i nostri 5 sensi.

ANDIAMO DI PIÚ AL MERCATO, NEI NEGOZI ALIMENTARI E DAI PICCOLI PRODUTTORI LOCALI

Tornando sempre al discorso di prima cerchiamo di non recarci sempre e solamente al supermercato. Non è vero che al supermercato si fa la spesa più velocemente rispetto al mercato! Individuiamo un mercato vicino casa e iniziamo a frequentarlo, in questo modo riusciremo ad applicare al meglio le strategie di educazione alimentare oltre che soddisfare i nostri gusti grazie alla qualità delle scelte e, perché no, possiamo allacciare un rapporto di amicizia e di fiducia con i venditori locali che ogni volta sapranno arricchirci con le loro interessanti esperienze di produzione di quel determinato alimento, sapranno consigliarci il migliore e potranno guidarci verso scelte più consapevoli e magari farci  provare ad assaggiare qualcosa di nuovo mai conosciuto prima.

NON RECARSI MAI AL SUPERMERCATO AFFAMATI

Se non ci vedo più dalla fame e mi ritrovo nel bel mezzo di una giungla di alimenti attraenti, colorati, proprio belli da perdere la testa, sicuramente riempirò in pochi minuti tutto il mio carrello senza riflettere sulla loro reale utilità e sul nostro reale bisogno. Per evitare tutto ciò facciamo un semplice spuntino prima di uscire da casa oppure rechiamoci subito dopo pranzo. Ora si che riusciremo a concentrarci!

COINVOLGIAMO ANCHE I PIU’ PICCOLI

Problemi ad aumentare il repertorio alimentare del tuo bambino? A tutto c’è una soluzione! Aiutiamo i bambini nell’accettare i nuovi alimenti coinvolgendoli nel fare la spesa e nella preparazione dei pasti giocando insieme a loro. Mangiamo tutti insieme a tavola, il più possibile tutti le stesse cose, assaggiamo insieme nuove pietanze, variamo spesso le scelte, scegliamo cibi semplici e non troppo elaborati.

FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE E OGNI VOLTA DI DIVERSO COLORE

Consuma quotidianamente almeno due porzioni di verdura e due di frutta di stagione perché costa di meno e ha più sapore. Sceglile anche come spuntino, usale come ingrediente per dolci e piatti elaborati, saranno così più sazianti e aumenterai le occasioni per consumarle. Non cuocere troppo le verdure. Dai il buon esempio ai bambini rendendole sempre accessibili e disponibili in casa, in buone quantità. Aiuta i più anziani sia dal punto di vista economico che pratico. La frutta e la verdura forniscono fibra, hanno una bassa densità energetica, hanno vitamine e minerali e sostanze ad azione protettiva.

P.S. non è vero che la frutta durante i pasti fa male, è solo consigliata di più come spuntino semplicemente perché è più facile da trasportare, più saziante ed energica.

SÍ ALLA SPESA SOSTENIBILE

Programmiamo la spesa familiare evitando grandi acquisti tutti in una sola volta. Al supermercato gli alimenti con vita residua più lunga sono quelli meno in vista, acquistiamoli solo se sappiamo di non doverli consumare nel breve periodo. Se invece acquistiamo qualcosa da consumare magari la sera stessa, scegliamo alimenti con data di scadenza più vicina. Scegliamo prodotti meno costosi ma più nutrienti come uova, pollo, latte, ricotta, yogurt, legumi etc. che hanno un alto valore nutrizionale e possono essere anche ottimi ingredienti per tutte le preparazioni.

ORGANIZZIAMO BENE LA DISPENSA E IL FRIGORIFERO

Ricordiamoci di portare le buste da casa per ridurre l’utilizzo di quelle in plastica monouso, di trasportare i prodotti da frigorifero o da congelatore in buste specifiche per il mantenimento della catena del freddo. Una volta a casa poniamo subito in frigo gli alimenti, quelli più “vecchi” davanti e quelli con data di scadenza nella parte retrostante in modo da poterci ricordare quali consumare prima ed evitare. Lo stesso vale per tutti gli altri alimenti.

Per contattare la dottoressa Arianna Felicetti

https://www.ariannanutrizionista.it/

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Cucinare rende felici!

Passare del tempo in cucina fa bene perchè aiuta a rilassarsi facendo un attività che coinvolge il fisico, la mente e la creatività. É ampiamente dimostrato che cucinare è comporta una serie di attività che evitano la depressione, la tristezza e i malesseri della nostra mente.

Mentre si cucina la mente si isola dai pensieri ed automaticamente si entra in uno stato di concentrazione positiva. Scegliere gli ingredienti, tagliarli, unirli, seguire la loro cottura sono tutte attività che rilassano la psiche anche incosciamente ma ancor di più se stiamo cucinando per qualcuno. Immediatamente il solo pensiero di dare piacere a una persona a cui vuoi bene ti rende felice. Proprio così, dare agli altri per ricevere in cambio un immediato effetto benefico.

Cucinare rende liberi di creare, immersi tra sapori, colori e profumi, la nostra fantasia vola e il solo immaginare il piatto che stiamo preparando fa sì che si attivi nel nostro cervello quell’euforia dell’aspettativa. Cosa c’è di più bello del creare delle pietanze fatti con amore e fantasia? Cucinare vuol dire amare il cibo, gli ingredienti. Cucinare ci fa ricordare quei gesti facevi da bambino assieme a tua nonna o tua mamma o con la tua amica del cuore. Cucinare ci fa sognare.

Tante persone però non si sono mai approcciate al mondo culinario e non ne conoscono le potenzialità. Questo hobby è fondamentale per chi è alla ricerca di un’attività che stimoli non solo la mente e il corpo, ma anche lo spirito di iniziativa e di sfida. Riuscire a realizzare un piatto eccellente con le proprie mani è una sfida piacevole da affrontare e non vi è un’età stabilita per poterlo fare. Si può iniziare anche in età avanzata, ci si può mettere alla prova seguendo ricette che ora si apprendono dovunque, online, sul giornale, su una rivista.
La cosa fondamentale è scegliere gli ingredienti giusti e di certficata provenienza. In Italia siamo molto fortunati ad avere a disposizione le migliori verdure, le migliori farine, i cereali, i legumi, la frutta. Insomma il divertimento, in realtà, inizia prima di entrare in cucina.

Già facendo la spesa si attiva la fantasia e la curiosità, si comincia ad immaginare. Tutte le fasi della preparazione di un piatto ci riportano all’importanza di questa usanza semplice ma secolare che può solo portare a un benessere personale, non solo per l’aspetto legato al cibo sano e salutare ma anche perchè cucinare rende meno soli. Cucinare fa compagnia e può diventare un bellissimo passatempo anche nella terza età quando purtroppo il problema della solitudine bussa alla porta.

Ma quant’è rilassante impastare due uova con una buona farina per poi realizzare in casa delle fettuccine fatte con le tue mani. Il sugo cuoce lento e profuma l’ambiente, nel frattempo sulla tavola si spiana la sfoglia e si prepara la pasta. Una lessata veloce alle fettuccine, a seguire il sugo e una spolverata di parmigiano invecchiato. Voilà! Il miracolo è avvenuto proprio dalle tue mani. Il tempo è passato veloce e il risultato è un’esaltazione dei sapori.

Se hai un ospite ne godrà il suo palato, sei sei solo potrai assaporare un piatto sano che durante la sua preparazione ti ha reso meno solo perchè cucinare, sì, è anche un modo per non sentirsi inutili.

Spadellare, impastare, insaporire, affettare, tutte azioni legate al cibo che attivano gli ormoni della felicità che aiutano a riequilibrare il nostro benessere psicofisico e a farci sentire meglio quando siamo tristi o stressati. E mangiare sano non solo migliora la qualità della tua vita, ma da benessere al tuo fisico.

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L’apicoltura biologica, come sopravvive in Sardegna

Oggi parliamo con Stefano Furini, uno dei fondatori della comunità sarda Asphodel

Stefano ci parli della comunità Asphodel e perché avete deciso di costituirla?

Abbiamo deciso di fondare Asphodel perché il settore dell’apicoltura è in forte crisi e abbiamo capito che solo unendo le forze possiamo far sopravvivere l’apicoltura, in particolare quella biologica che ha bisogno di un’attenzione particolare viste le tante incertezze legate ai cambiamenti climatici e alle malattie delle api.

Asphodel è una comunità e, come tutte le comunità, si regge sul reciproco sostegno di tutti i suoi membri; se uno di noi ha dei problemi nella gestione delle sue famiglie di api viene aiutato dagli altri in modo che poi il sistema regga gli urti del clima e del mercato.

Voi attuate tutti i processi di un’apicoltura sostenibile per proteggere le api dall’estinzione, state riuscendo a realizzare questo sogno?

Nonostante le tante difficoltà vediamo segnali positivi, anche grazie al supporto reciproco che ci diamo. Oggi la parte più complessa non è l’allevamento delle api, pur faticosa, ma l’accesso ad un mercato giusto che ricompensi l’apicoltore per la sua fatica e per il suo rischio imprenditoriale. Per questo motivo noi crediamo che l’unico modo per portare avanti una apicoltura sostenibile, sia creare un patto con i nostri clienti, una reciprocità che ripaghi gli uni e gli altri. Apicoltori con un reddito che gli permetta di stare in piedi e clienti che cercano una qualità del prodotto che soddisfi i loro palati raffinati e le loro esigenze.

Vi siete dati l’obiettivo di salvare la biodiversità per vivere una vita migliore, cos’è in progetto Netzero?

Netzero per noi significa annullare le emissioni di tutti i nostri processi produttivi a partire dal nostro stile di vita, fino alle azioni che svolgiamo quotidianamente con le api. Cerchiamo di lavorare secondo processi completamente ecosostenibili a partire dalla produzione fino all’invasamento. Per esempio i nostri vasetti sono di vetro o plastica riciclata e compensiamo la nostra CO2 attraverso la piantumazione di alberi e piante mellifere nei nostri terreni.

Perché la Sardegna è un luogo così speciale per la salvaguardia delle api? Che tipi di miele producono le api sarde?

La Sardegna, grazie al suo naturale isolamento geografico, ha la grande fortuna di preservare una biodiversità naturale che non ha molti eguali in Europa. La biodiversità è fondamentale per le api perché permette alle famiglie di mantenere una “dieta equilibrata”, esattamente come per gli essere umani. Il fatto di poter bottinare fiori che provengono da una natura incontaminata rende le api sane e forti e le rende meno vulnerabili ai cambiamenti climatici e alle varie malattie che attanagliano il settore apistico odierno. Inoltre la Sardegna ha la fortuna di avere delle fioriture che si susseguono naturalmente e garantiscono alle api un raccolto costante. Si parte con la fioritura di marzo di asfodelo, una pianta endemica (da cui prendiamo il nome) e che origina un miele molto dolce e leggero, e passiamo alla lavanda nel mese di aprile e il cardo a maggio, fino ad arrivare al rovo di giugno e all’Eucalyptus di luglio.

Durante l’arco di questi mesi raccogliamo anche il miele che in gergo viene chiamato millefiori ma che noi chiamiamo “Macchia Mediterranea” perché proveniente da tantissimi fiori tipici del nostro territorio appunto e finalizziamo la nostra produzione ad ottobre quando, un anno su tre, riusciamo a produrre il raffinatissimo miele di corbezzolo, un miele unico al mondo perché è possibile produrlo solo in Sardegna ed in Corsica.

Questa dieta molto speciale, oltre a rendere le api sane e forti come già detto, produce dei mieli speciali unici al mondo. Inoltre, un altro grande vantaggio della nostra terra è che le terre dedicate all’agricoltura intensiva e all’industria sono molto poche rispetto al resto d’Italia e ciò dà la possibilità di evitare i pesticidi tipici dell’agricoltura intensiva, ed altri agenti inquinanti dispersi nell’aria o nei fiori.

Perché scegliere il miele di un piccolo apicoltore rispetto a quello della grande distribuzione?

Riteniamo che scegliere i prodotti di un piccolo produttore sia un’azione politica come ama definirla Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. Si tratta infatti di una scelta fatta dal consumatore che può cambiare le regole economiche in quanto determina un passaggio diretto del prodotto dal produttore al consumatore, andando perciò a ripagare chi fa la maggior parte del lavoro per il suo sforzo.

Oggi il sistema purtroppo ancora non funziona così dal momento che il consumatore ha una percezione del prezzo del prodotto abbastanza definita e rigida e il valore trasferito al produttore è molto basso rispetto al prezzo finale. In agricoltura in generale si calcola che questo valore sia attorno al 10% del prezzo finale. Questo può determinare due cose: la prima, che il produttore può tendere a produrre abbassando la qualità del suo prodotto e la seconda, che può tendere a svendere , perdendo l’opportunità di innovare la qualità della produzione e di mettere sul mercato ciò che vorrebbe o potrebbe. Sono infatti tanti gli apicoltori che, scoraggiati dall’incontro con il mercato, abbandonano questo bellissimo lavoro e si allontanano dagli ideali che li avevano mossi inizialmente. Molti di loro, se avessero un riscontro degno sul mercato, lavorerebbero meglio e potrebbero immettere sul mercato tanti prodotti eccellenti. È proprio questo ciò che Asphodel sta cercando di fare con la sua comunità, ma sappiamo che si tratta di un processo difficile e costoso.

Asphodel organizza anche corsi per diventare apicoltore biologico, a chi vi rivolgete e come si svolge il vostro corso?

Abbiamo capito che l’unico modo per diffondere la cultura della produzione biologica sia insegnarla. Oggi in Sardegna solo il 10% circa della produzione è biologica e ci piacerebbe che questa percentuale crescesse ma capiamo le difficoltà.  Fare un’apicoltura bio infatti presuppone certe regole che rendono la gestione delle famiglie molto impegnativa ed è difficile riuscire a fare questo mestiere con le difficoltà di accesso al mercato di cui si è ampiamente parlato. Pertanto fare corsi per aiutare soprattutto i giovani a imparare come gestire gli alveari per evitargli i tanti errori dietro l’angolo dovuti all’inesperienza, può essere un incentivo importante per spingere verso una gestione biologica.

I nostri corsi sono molto pratici, infatti si volgono sempre in apiario, e sono organizzati in modo da poter seguire tutto il ciclo della vita della api da primavera fino alla primavera successiva. 14 lezioni di 4 ore ciascuna nelle domeniche presso i nostri apiari nella zona di Olbia: e da quest’anno siamo anche online sul nostro canale Youtube

https://youtube.com/shorts/po8Py1frjZE?feature=share

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Gusci e Design

E’ possibile un futuro che riduca lo sfruttamento delle risorse naturali, a cominciare dal legno degli alberi? Il giovane imprenditore Francesco Armienti, titolare dell’azienda ArmientiBio di Poggiorsini (Bari), si sta impegnando in prima persona affinchè questo sia possibile. Con la sua azienda infatti, già pioniera del biologico negli Anni Ottanta e da sempre esempio di agrobiodiversità, ha avviato una partnership con la società casertana Keeplife, per ricavare legno di qualità dai gusci delle mandorle.

Nella giornata di Giovedì 9 Giugno 2022 in occasione di Milano Design Week, l’azienda agricola Armienti  è stata partner ufficiale dell’evento Terre Emerse promosso  dall’azienda no profit Keep Life presso il salone del mobile a Milano in via Cola Montano 2, Isola Design District.

Che le mandorle siano un toccasana per la nostra salute lo si sapeva già, ma che dal guscio della frutta secca fosse possibile realizzare oggetti di arredamento voi ne eravate al corrente?

Ebbene sì cari amici lettori, stiamo parlando di Keep Life  che nasce dall’intuizione del designer Pietro Petrillo consumando frutta secca durante il periodo natalizio. É proprio da questa intuizione che nasce questo legno “recuperato” con il brevetto industriale nel 2017, il quale non è altro che un materiale composito a natura ignea plasmabile e auto-indurente, generato utilizzando i gusci di mandorle, nocciole, noci, pistacchi e arachidi, con l’aggiunta di un legante privo di sostanze nocive di cariche e riempitivi, di solventi e di formaldeide.

La lavorazione prevede una selezione dei gusci, differenziandoli per resistenza e colore, attraverso una prima analisi granulometrica eseguita tramite setacciatura. Una volta raggiunta la combinazione desiderata, si può passare alla fase dell’impasto, prodotto interamente a mano, che avviene utilizzando gli scarti e il legante. Si prosegue con l’essicazione del materiale con conseguente autoindurimento all’interno di stampi, progettati su misura e realizzati mediante stampaggio 3D con filamenti naturali.

Keep Life  significa “mantenere in vita” trova la sua collocazione naturale nel campo dell’arredamento e dell’edilizia, entrando a far parte di quelle categorie di materiali eco-sostenibili, innovativi e bio-ispirati. Con l’utilizzo di questo materiale si realizzano prodotti che spaziano dalla micro scala, come lampade, sedute e tavoli alla macro scala, come la realizzazione di rivestimenti e pareti tecniche divisorie. La mission di Keep Life è creare una valida alternativa al legno, in modo da non avere una diminuzione del verde globale, ma al contrario, un aumento ed un incoraggiamento a farlo crescere.

Milano design district

Nella visione green del brand, vi è l’intenzione di dare un reale contributo all’incremento del verde comune, provvedendo ad un rimboschimento delle aree pubbliche con alberi utili alla causa del materiale, interagendo con gli organi preposti. Questa azione mira a rendere complici la natura e la collettività, sensibilizzando quest’ultima alla conoscenza diretta dell’ambiente e delle ricchezze presenti sul territorio italiano.

La partnership di Armientibio nasce con l’intento di supportare Keep Life sia realmente utilizzando i nostri gusci, che teoricamente andando a condividere la stessa vision e mission che noi pionieri dell’agrobiodiversità abbiamo già innata da diverso tempo.

Noi abbiamo trovato molto interessante quello che si può creare dal guscio delle nostre mandorle e proprio per questo è nata la voglia di diventare partner ufficiali di questa splendida realtà.

https://www.keeplife.it/

https://armientibio.com/