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L’apicoltura biologica, come sopravvive in Sardegna

Oggi parliamo con Stefano Furini, uno dei fondatori della comunità sarda Asphodel

Stefano ci parli della comunità Asphodel e perché avete deciso di costituirla?

Abbiamo deciso di fondare Asphodel perché il settore dell’apicoltura è in forte crisi e abbiamo capito che solo unendo le forze possiamo far sopravvivere l’apicoltura, in particolare quella biologica che ha bisogno di un’attenzione particolare viste le tante incertezze legate ai cambiamenti climatici e alle malattie delle api.

Asphodel è una comunità e, come tutte le comunità, si regge sul reciproco sostegno di tutti i suoi membri; se uno di noi ha dei problemi nella gestione delle sue famiglie di api viene aiutato dagli altri in modo che poi il sistema regga gli urti del clima e del mercato.

Voi attuate tutti i processi di un’apicoltura sostenibile per proteggere le api dall’estinzione, state riuscendo a realizzare questo sogno?

Nonostante le tante difficoltà vediamo segnali positivi, anche grazie al supporto reciproco che ci diamo. Oggi la parte più complessa non è l’allevamento delle api, pur faticosa, ma l’accesso ad un mercato giusto che ricompensi l’apicoltore per la sua fatica e per il suo rischio imprenditoriale. Per questo motivo noi crediamo che l’unico modo per portare avanti una apicoltura sostenibile, sia creare un patto con i nostri clienti, una reciprocità che ripaghi gli uni e gli altri. Apicoltori con un reddito che gli permetta di stare in piedi e clienti che cercano una qualità del prodotto che soddisfi i loro palati raffinati e le loro esigenze.

Vi siete dati l’obiettivo di salvare la biodiversità per vivere una vita migliore, cos’è in progetto Netzero?

Netzero per noi significa annullare le emissioni di tutti i nostri processi produttivi a partire dal nostro stile di vita, fino alle azioni che svolgiamo quotidianamente con le api. Cerchiamo di lavorare secondo processi completamente ecosostenibili a partire dalla produzione fino all’invasamento. Per esempio i nostri vasetti sono di vetro o plastica riciclata e compensiamo la nostra CO2 attraverso la piantumazione di alberi e piante mellifere nei nostri terreni.

Perché la Sardegna è un luogo così speciale per la salvaguardia delle api? Che tipi di miele producono le api sarde?

La Sardegna, grazie al suo naturale isolamento geografico, ha la grande fortuna di preservare una biodiversità naturale che non ha molti eguali in Europa. La biodiversità è fondamentale per le api perché permette alle famiglie di mantenere una “dieta equilibrata”, esattamente come per gli essere umani. Il fatto di poter bottinare fiori che provengono da una natura incontaminata rende le api sane e forti e le rende meno vulnerabili ai cambiamenti climatici e alle varie malattie che attanagliano il settore apistico odierno. Inoltre la Sardegna ha la fortuna di avere delle fioriture che si susseguono naturalmente e garantiscono alle api un raccolto costante. Si parte con la fioritura di marzo di asfodelo, una pianta endemica (da cui prendiamo il nome) e che origina un miele molto dolce e leggero, e passiamo alla lavanda nel mese di aprile e il cardo a maggio, fino ad arrivare al rovo di giugno e all’Eucalyptus di luglio.

Durante l’arco di questi mesi raccogliamo anche il miele che in gergo viene chiamato millefiori ma che noi chiamiamo “Macchia Mediterranea” perché proveniente da tantissimi fiori tipici del nostro territorio appunto e finalizziamo la nostra produzione ad ottobre quando, un anno su tre, riusciamo a produrre il raffinatissimo miele di corbezzolo, un miele unico al mondo perché è possibile produrlo solo in Sardegna ed in Corsica.

Questa dieta molto speciale, oltre a rendere le api sane e forti come già detto, produce dei mieli speciali unici al mondo. Inoltre, un altro grande vantaggio della nostra terra è che le terre dedicate all’agricoltura intensiva e all’industria sono molto poche rispetto al resto d’Italia e ciò dà la possibilità di evitare i pesticidi tipici dell’agricoltura intensiva, ed altri agenti inquinanti dispersi nell’aria o nei fiori.

Perché scegliere il miele di un piccolo apicoltore rispetto a quello della grande distribuzione?

Riteniamo che scegliere i prodotti di un piccolo produttore sia un’azione politica come ama definirla Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. Si tratta infatti di una scelta fatta dal consumatore che può cambiare le regole economiche in quanto determina un passaggio diretto del prodotto dal produttore al consumatore, andando perciò a ripagare chi fa la maggior parte del lavoro per il suo sforzo.

Oggi il sistema purtroppo ancora non funziona così dal momento che il consumatore ha una percezione del prezzo del prodotto abbastanza definita e rigida e il valore trasferito al produttore è molto basso rispetto al prezzo finale. In agricoltura in generale si calcola che questo valore sia attorno al 10% del prezzo finale. Questo può determinare due cose: la prima, che il produttore può tendere a produrre abbassando la qualità del suo prodotto e la seconda, che può tendere a svendere , perdendo l’opportunità di innovare la qualità della produzione e di mettere sul mercato ciò che vorrebbe o potrebbe. Sono infatti tanti gli apicoltori che, scoraggiati dall’incontro con il mercato, abbandonano questo bellissimo lavoro e si allontanano dagli ideali che li avevano mossi inizialmente. Molti di loro, se avessero un riscontro degno sul mercato, lavorerebbero meglio e potrebbero immettere sul mercato tanti prodotti eccellenti. È proprio questo ciò che Asphodel sta cercando di fare con la sua comunità, ma sappiamo che si tratta di un processo difficile e costoso.

Asphodel organizza anche corsi per diventare apicoltore biologico, a chi vi rivolgete e come si svolge il vostro corso?

Abbiamo capito che l’unico modo per diffondere la cultura della produzione biologica sia insegnarla. Oggi in Sardegna solo il 10% circa della produzione è biologica e ci piacerebbe che questa percentuale crescesse ma capiamo le difficoltà.  Fare un’apicoltura bio infatti presuppone certe regole che rendono la gestione delle famiglie molto impegnativa ed è difficile riuscire a fare questo mestiere con le difficoltà di accesso al mercato di cui si è ampiamente parlato. Pertanto fare corsi per aiutare soprattutto i giovani a imparare come gestire gli alveari per evitargli i tanti errori dietro l’angolo dovuti all’inesperienza, può essere un incentivo importante per spingere verso una gestione biologica.

I nostri corsi sono molto pratici, infatti si volgono sempre in apiario, e sono organizzati in modo da poter seguire tutto il ciclo della vita della api da primavera fino alla primavera successiva. 14 lezioni di 4 ore ciascuna nelle domeniche presso i nostri apiari nella zona di Olbia: e da quest’anno siamo anche online sul nostro canale Youtube

https://youtube.com/shorts/po8Py1frjZE?feature=share

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Gusci e Design

E’ possibile un futuro che riduca lo sfruttamento delle risorse naturali, a cominciare dal legno degli alberi? Il giovane imprenditore Francesco Armienti, titolare dell’azienda ArmientiBio di Poggiorsini (Bari), si sta impegnando in prima persona affinchè questo sia possibile. Con la sua azienda infatti, già pioniera del biologico negli Anni Ottanta e da sempre esempio di agrobiodiversità, ha avviato una partnership con la società casertana Keeplife, per ricavare legno di qualità dai gusci delle mandorle.

Nella giornata di Giovedì 9 Giugno 2022 in occasione di Milano Design Week, l’azienda agricola Armienti  è stata partner ufficiale dell’evento Terre Emerse promosso  dall’azienda no profit Keep Life presso il salone del mobile a Milano in via Cola Montano 2, Isola Design District.

Che le mandorle siano un toccasana per la nostra salute lo si sapeva già, ma che dal guscio della frutta secca fosse possibile realizzare oggetti di arredamento voi ne eravate al corrente?

Ebbene sì cari amici lettori, stiamo parlando di Keep Life  che nasce dall’intuizione del designer Pietro Petrillo consumando frutta secca durante il periodo natalizio. É proprio da questa intuizione che nasce questo legno “recuperato” con il brevetto industriale nel 2017, il quale non è altro che un materiale composito a natura ignea plasmabile e auto-indurente, generato utilizzando i gusci di mandorle, nocciole, noci, pistacchi e arachidi, con l’aggiunta di un legante privo di sostanze nocive di cariche e riempitivi, di solventi e di formaldeide.

La lavorazione prevede una selezione dei gusci, differenziandoli per resistenza e colore, attraverso una prima analisi granulometrica eseguita tramite setacciatura. Una volta raggiunta la combinazione desiderata, si può passare alla fase dell’impasto, prodotto interamente a mano, che avviene utilizzando gli scarti e il legante. Si prosegue con l’essicazione del materiale con conseguente autoindurimento all’interno di stampi, progettati su misura e realizzati mediante stampaggio 3D con filamenti naturali.

Keep Life  significa “mantenere in vita” trova la sua collocazione naturale nel campo dell’arredamento e dell’edilizia, entrando a far parte di quelle categorie di materiali eco-sostenibili, innovativi e bio-ispirati. Con l’utilizzo di questo materiale si realizzano prodotti che spaziano dalla micro scala, come lampade, sedute e tavoli alla macro scala, come la realizzazione di rivestimenti e pareti tecniche divisorie. La mission di Keep Life è creare una valida alternativa al legno, in modo da non avere una diminuzione del verde globale, ma al contrario, un aumento ed un incoraggiamento a farlo crescere.

Milano design district

Nella visione green del brand, vi è l’intenzione di dare un reale contributo all’incremento del verde comune, provvedendo ad un rimboschimento delle aree pubbliche con alberi utili alla causa del materiale, interagendo con gli organi preposti. Questa azione mira a rendere complici la natura e la collettività, sensibilizzando quest’ultima alla conoscenza diretta dell’ambiente e delle ricchezze presenti sul territorio italiano.

La partnership di Armientibio nasce con l’intento di supportare Keep Life sia realmente utilizzando i nostri gusci, che teoricamente andando a condividere la stessa vision e mission che noi pionieri dell’agrobiodiversità abbiamo già innata da diverso tempo.

Noi abbiamo trovato molto interessante quello che si può creare dal guscio delle nostre mandorle e proprio per questo è nata la voglia di diventare partner ufficiali di questa splendida realtà.

https://www.keeplife.it/

https://armientibio.com/

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La strada per l’Oltremondo

Oggi parliamo con Riccardo, uno dei fondatori del birrificio marchigiano Oltremondo.

Riccardo ci racconti brevemente come e quando nasce il vostro Birrificio?

Inizia tutto nel garage di casa insieme ad amici e famiglia sperimentando il «gioco» della birra coltivando quell’idea di farsi la birra da soli, il gioco cresce e diventa un sogno, un progetto di lavoro e di vita. Il nostro Birrificio nasce a fine del 2014 dopo aver avviato nel 2011 l’azienda Agricola per la coltivazione del nostro orzo e luppolo.

Perché vi definite un birrificio contadino?

Il nostro lo consideriamo un birrificio contadino appunto perché essendo anche coltivatori di orzo e luppolo, siamo a tutti gli effetti dei contadini e ne siamo strafieri! Ci definiamo così anche perché siamo convinti che solo tornando ad una vita a stretto contatto con la natura, proprio come il contadino di una volta, si può trovare la strada nascosta per raggiungere questo posto fantastico che è l’Oltremondo.

Oltre a produrre birra, voi coltivate anche la materia prima per realizzarla, progetto ambizioso! Quanto è importante utilizzare il proprio raccolto e gli ingredienti del territorio?

Il controllo e la tracciabilità della filiera per noi sono fondamentali. Si tratta in primis di una questione etica e aggiungerei che il prodotto finito è davvero tuo, sai con cosa lo hai prodotto e come lo hai processato.

Dal 2017 abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università della Tuscia di Viterbo per assisterci nella coltivazione di luppolo. La collaborazione si è concretizzata nel 2018 con il completamento del luppoleto aziendale che ospita 560 piante di Cascade, 240 piante di Chinook, 140 piante di Magnum e 80 piante tra le varietà Cashmere, Comet, Crystal e Sorachi Ace.

A proposito di territorio, birrificio e azienda agraria si trovano nelle Marche, una regione molto attenta a valorizzare l’agricoltura biologica come strumento per uno sviluppo sostenibile. Da quanti anni vi siete convertiti al biologico?

È vero, di fatto possiamo definire la nostra regione la culla dell’agricoltura biologica per le diverse realtà regionali che operano sul territorio e che hanno avuto un ruolo pioneristico nello sviluppo e nella promozione del biologico.  La nostra Azienda è stata convertita al biologico nel 2016, non abbiamo potuto farlo prima solo per motivi tecnici e burocratici, ma ci siamo riusciti con grande tenacia e volontà.

Quanti tipi di birre producete? Come si differenziano i gusti delle varie etichette e come scegliete i nomi delle vostre birre?

Urca…. tra linea fissa, linee stagionali, collaborazioni e one shot, siamo arrivati ad avere 15 tipi di birre. I nomi hanno tutti una forte influenza dialettale del nostro territorio e rispecchiano le caratteristiche e le particolarità di ogni birra.

Ogni etichetta rappresenta una mongolfiera diversa, come mai avete scelto proprio questo simbolo?

La mongolfiera è il mezzo di trasporto che più si affida alla natura per poter volare ed è la dimostrazione che, se l’uomo si fida di essa, può ottenere cose incredibili, come appunto arrivare a volare in alto. Il nostro modo di coltivare i terreni e quindi orzo e luppolo per produrre una birra speciale, è molto simile. Crediamo nella Natura per fare grandi cose insieme, realizzando ovviamente grandi birre.

Chi disegna queste meravigliose mongolfiere?

Più artisti hanno collaborato con noi nel tempo e ovviamente continuano a farlo, Davide Chiacchiarini, Sonia Cattaneo, Paolo Sabatino, gli studenti dell’ACCA (Accademia di Comics di Jesi, Ancona), i ragazzi dell’associazione Spazio Lapsus diversa creatività di Senigallia (AN) con coordinamento di Andrea Simonetti.

5 parole per definire l’Oltremondo…….

DINAMICO, TERRITORIALE, CONTADINO, BIOLOGICO, BONO!

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Rice is life – Il riso è vita

E’ una storia ultra millenaria quella che lega l’uomo al riso: in diverse regioni dell’Asia sono state rinvenute tracce e reperti di “Oryza sativa” (è questo il nome scientifico del riso di origine asiatica) vecchie fino a oltre diecimila anni fa, mentre la “Oryza glaberrima”, di origine africana, la varietà forse a noi più vicina, risale più o meno a circa tremila anni fa. Fonte di sostentamento alla base della dieta per oltre il 50% della popolazione mondiale, soltanto in Italia si coltivano più di cinquanta varietà di riso, alcune molto pregiate e diverse fra loro per forma (chicchi corti o lunghi), dimensione (piccoli o grossi) e contenuti (glutinoso, integrale, brillato, parboiled).

Un vero tesoro di proprietà e di benefici

Il riso è un alimento rinfrescante, ottimo ad esempio nelle ricette che lo vedono protagonista delle insalate estive, disintossicante e utile per normalizzare diversi disturbi gastrointestinali: un piatto di riso in bianco, con l’acqua dove ha bollito e con l’unica aggiunta di olio extravergine d’oliva rimette in ordine il nostro organismo in poche ore. Provare per credere!

Alta digeribilità. Grazie a questa caratteristica il riso, per sua natura, regola al meglio la flora intestinale. Le sue proteine hanno il più alto valore biologico, in quanto è dotato del migliore contenuto di amminoacidi. Non affatica lo stomaco ed è quindi l’alimento ideale per chi deve riprendere il lavoro o deve mettersi in viaggio subito dopo mangiato.

Antiossidante. Soprattutto nella versione non raffinata, questo alimento possiede numerose proprietà antiossidanti. Esso fornisce un ottimo apporto proteico, il più alto rispetto a tutti gli altri cereali, grazie alla presenza, al suo interno, dell’amminoacido lisina.

Ideale per tenere sotto controllo l’ipertensione e per prevenire le malattie cardiache, grazie alla ricchezza di micronutrienti contenuti nei suoi chicchi, soprattutto quelli integrali.

Zero glutine. I chicchi di riso contengono soprattutto amido che, similmente al glutine, produce un effetto collante, senza però sviluppare alcun tipo di intolleranza. E’ perfetto quindi per essere consumato, senza controindicazioni, anche dai celiaci.

Poche controindicazioni. Le caratteristiche delle sue proteine verdi fanno sì che il riso possa essere consumato fino a 4-5 volte alla settimana senza controindicazioni anche da chi soffre di alcune malattie renali. Per chi soffre di diabete, i medici ne suggeriscono un consumo ridotto e preferibilmente nella varietà integrale o parboiled che hanno un indice glicemico più basso, utile anche per chi desidera perdere peso.

A ciascuno il suo riso!

Riso integrale: è caratterizzato da un alto contenuto di fibre e vitamine, protegge l’apparato gastrointestinale e cardiocircolatorio e contiene inoltre ferro, selenio, fosforo, rame e zinco. Ha proprietà disintossicanti ed è inoltre consigliato nelle diete dimagranti per l’indice glicemico contenuto.

Riso rosso: la monacolina K, presente in questa varietà, inibisce l’enzima responsabile del processo di sintesi del colesterolo. Ecco perché è un alleato nel riequilibrio dei livelli di colesterolo LDL e dei trigliceridi. Inoltre questa varietà pulisce le arterie e aiuta a prevenire le patologie cardiovascolari.

Riso nero selvatico o riso venere: ha un alto contenuto di proteine, circa il doppio rispetto a quello del riso bianco. E’ particolarmente indicato in caso di disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale, come colite e gastrite.

Riso Basmati: che in indiano significa ‘regina di fragranza’, ha un inconfondibile sapore dolce e delicato. Si tratta della varietà di riso con il minor contenuto di grassi; è altamente digeribile ed è particolarmente indicato come contorno, in sostituzione del pane.

Riso bianco classico: il riso bianco è ricco di amido ed ha proprietà astringenti; aiuta quindi in caso di fermentazioni intestinali o diarrea.

Riso Parboiled: grazie al trattamento dei chicchi, risulta particolarmente ricco di ferro e vitamine del gruppo B e possiede effetti particolarmente benefici sul metabolismo.

“Mangia il tuo riso, al resto ci penserà il cielo” (antico proverbio cinese) 

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Dalla Sicilia un abbraccio alla vita

Ci parla della sua terra e del suo oro verde Carmen Bonfante, uno dei fondatori del marchio siciliano Embrace

Carmen, ci racconti come nasce il progetto Embrace, un abbraccio universale?

Embrace nasce nel marzo del 2019. Embrace nasce dall’ amore per la nostra terra, dal forte richiamo alle origini e alla storia tramandataci dai nostri nonni, da uno studio approfondito e specializzato del settore e la continua sfida verso l’innovazione. Tutto ciò ci ha portato a creare un olio extravergine di oliva di eccellenza, in grado di interpretare e raccontare un territorio meraviglioso, una terra che nei secoli ha accolto diversi popoli e culture in un abbraccio travolgente. Embrace vuole essere un messaggero, un abbraccio universale al cambiamento, all’evoluzione, all’innovazione, alle sfide, a nuovi stili di vita; un abbraccio di una terra, la Sicilia, ai diversi popoli e le loro culture; un abbraccio alla vita nonostante le intemperie; un abbraccio come nutrimento per il corpo e la mente; un abbraccio ai sapori e le diverse sfumature del gusto; un abbraccio al benessere.

Quanto è importante diffondere la cultura dell’olio extra vergine di oliva di eccellenza e mantenere le virtù di un’azienda eco- sostenibile ed etica?

È importante sempre scegliere un olio extra vergine di qualità, perché ci accompagna durante il vivere quotidiano legato ad una corretta alimentazione come fonte di benessere per la nostra salute. L’olio extra vergine di oliva è ricco di elementi nutraceutici, ricco di polifenoli, acido oleico, squalene, steroli, tocoferoli, omega 3, omega 6, e vitamine A-E-K-D, che aiutano a prevenire malattie cardio vascolari, tumori e irregolarità intestinali. L’olio evo fa anche bene alla pelle, è ottimo ed indicato per lo svezzamento dei bambini, insomma è ricco d’infinite proprietà.

L’olio evo rappresenta un’esperienza edonistica, esattamente come il vino, è in grado di dialogare in modo unico con gli altri ingredienti presenti nei piatti, arricchendoli di carattere. Il vino è un solista mentre l’olio evo è il direttore di orchestra, permea lentamente sul cibo, armonizzandolo ed esaltandone tutti i sapori.

La nostra giovane azienda nasce con una mission ben precisa, basata su due principi per noi fondamentali e fondanti: la salvaguardia dell’ambiente e il benessere dell’uomo. Da qui la scelta di essere un’azienda etica ed eco-sostenibile, contribuendo nel nostro piccolo a migliorare la qualità della vita degli agricoltori, dei consumatori e dell’intera società, cercando di essere socialmente onesti, trasparenti, corretti e moralmente integri.

La vostra è un’impresa al femminile, te e Giusy, due donne, due mamme, legate dalla passione e dall’amore per l’olio, come vi difendete in un mondo prettamente maschile?

Con caparbietà e determinazione, dimostrando che non esistono lavori prettamente maschili, ma che è l’amore e la passione per il proprio lavoro, il coraggio e la forza di volontà che ci fa arrivare a realizzare i nostri progetti, senza distinzione di genere.

Cos’è il progetto 6come6?

Abbiamo voluto fortemente partecipare e contribuire al progetto 6come6, creato da Dhebora Mirabelli Presidente di Confapi Sicilia, essendo etiche non solo sul piano produttivo, ma anche sul piano sociale. “6come6” è il Primo Osservatore Digitale di analisi, ricerca e sviluppo, ideato, promosso e realizzato da Confapi Sicilia e l’Ente nazionale per la trasformazione digitale in collaborazione con CGIL, CISL e UIL, che si prefigge l’obiettivo principale di mappare il fenomeno della violenza, abusi e molestie nei luoghi di lavoro.

Essendo donne che operiamo nel mondo dell’impresa, ne condividiamo a pieno i valori e gli obiettivi, affinché le aziende diventino luoghi più sicuri, sereni e salubri in cui sviluppare talento, capacità e competenze. E infatti il nostro olio Evosì, che è un olio extravergine di oliva, blend di Nocellara del Belice 80% e 20% Biancolilla certificato IGP SICILIA, ed eco-sostenibile con il marchio Friend of the Earth, ha un etichetta molto essenziale che rappresenta la bellezza della donna quale essere semplice e speciale, impreziosita da un ramoscello di ulivo, simbolo di vita, forza e coraggio. Il concetto è rafforzato dalla frase: “La vera bellezza di ciò che sei e di ciò che fai, inizia con la tua libertà”.

In Sicilia quante varietà di piante d’olivo ci sono? Esistono dei piantoni secolari che avete riscoperto?

In Sicilia ci sono circa 35 varietà di olivo, tra principali e neglette. Aitana, Biancolilla, Bottone di Gallo, Brandofino, Buscionetto, Calamignara, Calatina, Carolea, Castriciana Rapparina, Cavalieri, Cerasuola, Citrale, Crastu, Erbano, Giarraffa, Lumiaru, Mandanici, Minuta, Moresca, Murtiddara,  Nasitana, Nerba, Nocellara, Nocellara dell’Etna, Nocellara Messinese, Ogliarola Messinese, Ottobratica, Passulunara, Piricuddara, Pizzutella, San Benedetto, Santagatese, Tonda Iblea, Vaddarica, Verdello.

La Sicilia è ricchissima di ulivi secolari, chiamati dai più egregi poeti e scrittori Ulivi Saraceni. Di recente ne ho riscoperti tanti sulle zone del Parco delle Madonie, in provincia di Palermo.

Il vostro uliveto in quale parte della Sicilia di trova e da quale cultivar è composto?

La nostra azienda agricola si trova a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, nell’area del Parco Archeologico di Selinunte e delle Cave di Cusa. Embrace nasce qui, in quest’isola senza tempo, dove un viaggio diventa un tragitto del cuore in cui si viene travolti da un abbraccio di cui non se ne può più fare a meno. Nel nostro uliveto sono presenti circa 900 alberi di Nocellara del Belice e circa 100 di Biancolilla.

Menziona 5 parole per definire il vostro oro verde….

Ne avrei sette racchiuse nella nostra E di Embrace

EVOLUZIONE – EQUILIBRIO – ETICITÁ – ECCELLENZA – ECO SOSTENIBILITA’, ELEGANZA, ESCLUSIVITÁ

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Parola d’ordine: equilibrio

Oggi pubblichiamo un articolo scritto da una giovane Biologa Nutrizionista, Arianna Felicetti, alla quale abbiamo chiesto di raccontarci come vivono i giovani i temi legati ad una alimentazione sana e quanto è importante orientare le scelte verso un’alimentazione consapevole agendo anche sui meccanismi di consumo e sulle mode, rendendo cool e attraente le scelte più opportune per la propria salute e soprattutto per il benessere del Pianeta.

Il tema del “mangiar sano” è molto importante al giorno d’oggi, forse è uno dei primi argomenti di cui i giovani parlano davanti a un caffè con un amico, davanti a una portata ad una cena, sui social media. La tendenza è sicuramente di essere estremamente attenti e sensibili al tema di un’alimentazione corretta e sostenibile specialmente in questo momento così delicato in cui dobbiamo proteggere il nostro fisico e il nostro sistema immunitario.

C’è anche una fortissima attenzione, quasi un obbligo di dover star attenti a quei grammi, a quelle calorie, al movimento, al compenso che purtroppo a volte può diventare patologico oppure può portare ad agire in maniera sbagliata.

La parola “dieta” ha assunto un significato totalmente diverso dalla definizione reale del termine dieta che non è una restrizione, ma bensì “l’insieme dei nutrienti ingeriti dall’uomo, o da un gruppo etnico, per soddisfare il bisogno alimentare, intesa in tal caso come concetto legato allo stile di vita” (voc. Treccani). Ragionando quindi su quest’ultimo aspetto, per niente banale, ultimamente mi capita spesso di dover sostituire questo termine con la parola “piano alimentare” per evitare di cadere in fraintendimenti con il mio interlocutore che appena ascolta il termine “dieta” si allarma subito.

L’uomo un tempo mangiava per sopravvivere, ora mangia per piacere. Si mangia a seconda delle emozioni che si provano, a seconda degli eventi della vita, delle feste, delle cerimonie, si mangia per fare qualcosa in compagnia di altre persone, per la convivialità. È estremamente importante fare un focus su questo ultimo aspetto perché il cibarsi deve essere visto come un momento di riunione e di felicità e non come un momento di “sgarro”, di disubbidienza o come compensazione per poi sentirsi meglio.

Se non avete mai sentito parlare di Mindful  Eating? In breve, Mindfulness vuol dire consapevolezza, e se legato a Eating significa che in questo momento della mia vita io sono qui e… voglio mangiare consapevolmente. È l’approccio che non prescrive cosa mangiare e cosa non mangiare ma semplicemente c’insegna come mangiare. Ci permette di diventare consapevoli dei nostri stati interni come le emozioni, le sensazioni fisiche e i pensieri relativi al mangiare. Questa pratica, ormai diffusa in tutto il mondo, ci permette di lavorare su noi stessi e raggiugere l’equilibrio emotivo con il cibo.

L’equilibrio è la parola d’ordine. Fare quei 5 pasti al giorno senza saltare la colazione e senza dimenticarsi degli spuntini, variare il più possibile le scelte alimentari, assaggiare sempre cose nuove e scegliere gli alimenti rispettando la stagionalità, fare attività fisica in maniera costante e moderata senza esagerare. Concedersi degli alimenti così detti “comfort food” quando se ne sente il bisogno con tranquillità senza sentirsi in colpa. Queste azioni sono parte di un equilibrio che bisogna maturare nel tempo. È un esercizio, esattamente come lo studio, come quando si impara a fare uno sport, che deve diventare azione quotidiana e nel tempo può diventare uno stile di vita predominante della nostra vita.

Vi svelo un altro segreto: dobbiamo dare il tempo a noi stessi per adattarci, avere pazienza e non aspettarsi un risultato immediato. I miracoli non esistono! Come in tutte le cose esiste la buona volontà, l’impegno, la dedizione, lo ricerca, l’interesse. L’alimentazione è questo, è una crescita personale e responsabile. Alimentarsi bene significa stare bene!

Diventa importante anche imparare a conoscere e gestire le ricchezze della nostra magnifica terra, approfondire la sua storia e le sue tradizioni, assaggiarne i suoi frutti, degustarla e viverla intensamente. Nello specifico parliamo del nostro paese. l’Italia. Il nostro paese, che affaccia sul Mediterraneo, ci offre tutto ciò che ci serve per vivere, cibo, acqua, paesaggi meravigliosi e tradizioni uniche, insomma un piccolo e prezioso mondo a parte. Da qui la definizione della Dieta Mediterranea famosa in tutto il mondo. Si tratta di un vero e proprio stile alimentare che comprende una serie di conoscenze, rituali e tradizioni ma, soprattutto, la condivisione e il consumo di cibo a chilometro zero e stagionale.

È il risultato di un connubio culturale che parte dalle tradizioni e la saggezza popolare e dalla ricchezza del territorio mediterraneo che ci dona prodotti alimentari unici. Un modello nutrizionale ispirato agli stili alimentari dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo e si fonda sulle tradizioni dei popoli derivanti da fattori climatici favorevoli alla produzione di piante e grano, ortaggi, all’allevamento di animali e pesca grazie alla vicinanza del mare e alle relazioni tra le diverse culture molto diverse tra loro. É necessario che tutti siano consapevoli della fortuna che abbiamo avuto di nascere e vivere in Italia, una ricchezza che ci è stata regalata e che dobbiamo necessariamente rispettare.

Negli ultimi anni c’è stato un abbandono di questo stile alimentare a causa della diffusa abitudine di consumare pasti fuori casa per mancanza di tempo per la preparazione e il consumo del pasto. È di vitale importanza ritrovare il gusto e la tranquillità nel mangiare, contrastando la pratica del cibo veloce e del cibo spazzatura.

Fortunatamente siamo assistendo a una controtendenza tra i giovani che, grazie ai nuovi stili di vita che prevedono lo smart working, l’attuazione di piani di welfare focalizzati sul benessere fisico per i dipendenti da parte delle aziende, la sensibilizzazione sui temi green e un’attenzione mediatica sempre più rivolta all’importanza dell’esercizio fisico, stanno riscoprendo abitudini alimentari più salutari.

E per far sì che le nuove generazioni imparino sempre di più a mangiare bene e non avere problemi comportamentali riguardo il cibo, diventa fondamentale riscoprire tutti i valori che ci portiamo dietro da secoli fatti di storia e di cultura del nostro paese, facendo un grosso lavoro su noi stessi, amando il cibo, gustandolo, utilizzandolo per stare in compagnia e godersi tutti i momenti di condivisione, il tutto accompagnato da una sana responsabilità.

La guida e i consigli dettati da professionisti del settore possono aiutare nel percorso di questa crescita e per un’acquisizione di consapevolezza, darsi il giusto tempo di adattamento, godere della natura, fare attività fisica e omaggiare il dono più grande che ci è stato dato: la vita!

Arianna Felicetti (Biologa Nutrizionista) https://www.linkedin.com/in/arianna-felicetti/

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Appuntamento con ‘Excellence’ a Roma

Enogastronomico made in Italy di eccellenza. Torna nella Capitale l’ottava edizione di “Excellence”, dal 10 al 13 novembre presso il Roma Convention Center La Nuvola.

Una “quattro giorni” che ospiterà circa 100 aziende espositrici, cooking show, tavole rotonde, degustazioni, talk show, incontri B2B e B2C. Molti gli spazi e gli eventi di enti istituzionali, scuole di formazione professionale, di sala e di cucina, associazioni d’impresa, buyer, opinion leader, giornalisti, imprenditori Food&beverage, sommelier e ristoratori.

Le performance ai fornelli saranno gestite da oltre 80 chef in tre aree diverse: Food Experience, Food Innovation ed Excellence Stars Restaurant. Ben 4 gli chef stellati presenti alla manifestazione, come Iside de Cesare, Daniele Lippi, Giuseppe di Iorio e Andrea Pasqualucci, che proporranno tre menù degustazione ciascuno. Confermato anche il contest “Race to The Stars” in memoria dello chef romano Alessandro Narducci (scomparso prematuramente nel 2018). La competizione è riservata a giovani chef under 30 nati o residenti nel Lazio, organizzata in collaborazione con la Regione Lazio e Arsial in programma venerdì 12 novembre. Il vincitore avrà, come premio, uno stage all’interno di una cucina stellata.


Su prenotazione, il ‘fuori salone’ Excellence Off, due cene all’insegna dell’alta cucina e dei grandi vini italiani, il 9 e l’11 novembre (a pagamento e su prenotazione fino a esaurimento posti) che permetteranno di vivere una vera e propria food experience in pieno stile Excellence. Il 9 la cena con lo chef Francesco Apreda di Idylio e l’11 con lo chef Daniele Lippi di Acquolina.

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Vellutata di zucca e porri con patate viola croccanti

Finché ci sarà l’autunno, non avrò abbastanza mani, tele e colori per dipingere la bellezza che vedo (Vincent van Gogh)

La zucca maestra indiscussa delle nostre tavole, si può cucinare in mille modi, dall’antipasto al dolce …

Questa è una ricetta autunnale per tutti, vegetariani, vegani, celiaci e intolleranti.

Ingredienti per 4/6 persone

Acquistare una bella fetta di zucca al mercato contadino della tua zona, possibilmente a km zero. Tagliala a dadini e mettetela in una casseruola con acqua (2 parti di acqua 1 di zucca). A parte saltare in padella con un cucchiaio di Olio Evo Bio un porro tagliato a rondelle. Salare a piacere la zucca lessata e aggiungere il porro saltato. Frullare il tutto con un mixer fino a creare una crema vellutata, aggiungere un rametto di rosmarino fresco e far riposare almeno 30 minuti. A parte avrete affettato finemente due patate viola e i petali ottenuti andranno fritti in olio evo o cotti al forno. Servite la Vostra vellutata in una scodella con aggiunta di pecorino a piacere per un piatto nutriente e completo mentre la versione vegana prevede una manciata di ceci bolliti. Guarnite con un filo di olio evo e i petali di patata viola.

Perché cucinare è un atto d’amore @urbanbiochef

Antiossidante, diuretico…le mille proprietà della Zucca che la rendono unica.

È originaria dell’America Centrale, ma è ampiamente coltivata in diverse zone del mondo, tra cui l’Italia

Ha foglie grandi e ruvide, mentre la scorza può variare di colore e di spessore. I frutti maturano generalmente tra la fine di agosto e la fine di novembre. Esistono diverse varietà, la più conosciuta è la cucurbita maxima o zucca comune. Le più usate in Italia sono la Mantovana, la Lunga di Napoli, la Zucca Marina di Chioggia.

Ricca di fibre e sali minerali come potassio, fosforo, magnesio e selenio, oltre ad essere un concentrato di vitamine, soprattutto vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B, contiene acidi grassi Omega 3 e betacarotene, un carotenoide dall’azione antiossidante, dal quale viene sintetizzata la vitamina A,

Lo scarso apporto calorico della zucca, 18 calorie per 100 grammi di prodotto fresco e la quantità minima di zuccheri contenuti in questo ortaggio, la rendono un ottimo alimento anche per chi soffre di diabete.

Agisce positivamente anche sull’apparato circolatorio e svolge un’azione antinfiammatoria.

www.biofoodart.it

Il betacarotene è coinvolto anche nel processo di formazione della vitamina A, proteggendo così gli occhi da patologie come la cataratta e la degenerazione maculare. L’acqua contenuta nella zucca, invece, svolge un’azione diuretica sul nostro organismo, inoltre migliora la digestione e purifica il fegato, in quanto favorisce l’eliminazione delle tossine.

Le si attribuiscono anche proprietà calmanti: favorisce il riposo notturno e migliora l’umore, grazie alla presenza di aminoacidi come il triptofano, precursore della serotonina, conosciuta anche come “ormone della felicità”. Aiuta quindi anche in caso di ansia, stress, insonnia e nervosismo.

Contiene potassio che  svolge un’azione benefica anche sull’apparato circolatorio e sul cuore, anche grazie agli Omega 3.

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TRA ARTE & ULIVI

Le sculture di Roberta Morzetti immerse nell’uliveto di Tenuta 100 Torri

Le sculture di Roberta Morzetti immerse nell’uliveto di Tenuta 100 Torri, in un luogo di pace, nella campagna di Ascoli Piceno, dove amore per la terra e natura si incontrano ogni giorno.

Sabato 2 ottobre 2021 alle ore 11:00 assisteremo alla collocazione delle sculture di Roberta Morzetti in un luogo open air, all’interno dell’uliveto di Tenuta 100 Torri. L’arte trova così un nuovo spazio per essere esposta e raccontata sposandosi con l’architettura del paesaggio, in un rispettoso dialogo con l’ambiente circostante. L’arte esce dal cubo bianco di un spazio espositivo e invade la terra creando un dialogo nuovo e intimo con lo spazio incontaminato della campagna. Un modo nuovo per creare quel rapporto tra individuo e l’ambiente naturale percepito come sfondo primordiale della vita umana e per riflettere sul tema della sostenibilità.

Narcotica di Roberta Morzettiimmersa negli ulivi di Tenuta 100 Torri

Di fronte alle sculture di Roberta Morzetti le parole rimangono sospese, sono le emozioni a parlare. Prendono così il sopravvento la sorpresa, l’inquietudine, la tenerezza e il desiderio di entrare nella scultura per interpretarne il segno artistico. La scultura in sé diventa un racconto fatto di tante sfaccettature, la vista scorre su una superfice infinita di angolazioni e da ognuna si percepisce la grande maestria dell’artista che vuole esprimere la sua voglia di rinascita. La predominanza del bianco nelle sue sculture, che plasma con infinite sfumature è un ulteriore messaggio per comunicare che la speranza di un rinnovamento è sempre possibile.

Durante la manifestazione sarà possibile degustare l’olio evo biologico prodotto nella Tenuta 100 Torri e con l’occasione festeggiare l’inizio della raccolta delle olive che ogni anno viene svolta per tutto il mese di ottobre, determinando un eccellente olio extravergine di prima spremitura con basso tenore di acidità, un ottimo livello di perossidi e un’elevata concentrazione di polifenoli, preziosissimi elementi per la salute della nostra pelle, del cuore e dell’organismo in genere.

L’evento è stato promosso da BioFoodArt che, attraverso la sua attività, divulgare un’etica volta a promuovere l’alimentazione biologica, biodinamica, sostenibile e la sicurezza alimentare, al fine di preservare la salute e il benessere delle colture, degli animali e dell’uomo, oltre a salvaguardare e migliorare l’ambiente.

Tenuta 100 Torri è un luogo dove sono dislocati oltre mille piante di ulivo spalmate lungo i pendii delle dolci colline marchigiane a pochi km da Ascoli Piceno e il lungo mare di San Benedetto del Tronto. Un’azienda agricola a 400 Metri sul livello del mare, in un punto in cui l’aria calda e salmastra estiva dell’Adriatico incontra quella fredda dei Monti Sibillini.

A cura di Velia Littera, gallerista e collezionista nonché socia di Biofoodart.

https://www.instagram.com/roberta_morzetti

https://www.evoobio.it/index.php

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Food Memories: costruire e raccontare le nostre autobiografie del cibo

Il 21 Agosto scorso noi di Biofoodart ci siamo recate a Barrea, in Abruzzo, per partecipare al Workshop ” Food Memories – costruire e raccontare le nostre autobiografie del cibo ” di Martina Liverani, scrittrice e gastronoma, autrice di libri e direttrice della rivista “Dispensa Magazine – generi alimentari & generi umani”. Il workshop è stato organizzato nell’ambito della manifestazione gastronomica “Terrae”.
Martina Liverani ci ha accolte nella sala del Castello di Barrea, di epoca medioevale, che domina l’intero Borgo storico. Dell’antica struttura restano solo due torri, mentre al centro una piccola sala convegni a vetri, regala una magnifica vista sul Lago di Barrea.

Iniziamo da qui a “costruire e raccontare le nostre autobiografie del cibo”. Attraverso gli alimenti si esprimono infatti emozioni, ricordi, esperienze e si crea convivialità. Biofoodart condivide appieno l’idea, tanto da aver messo al centro del suo progetto, il cibo, che unisce e valorizza il nostro Bel Paese attraverso i territori, i prodotti e i produttori.

“Il cibo mi ha insegnato a non avere paura e nemmeno pregiudizi”

Abbiamo parlato di cibo, generi, ricordi familiari, ricette e di noi stessi. Martina con il suo entusiasmo e la sua appassionata conduzione del Workshop, ha rafforzato in noi la convinzione che il viaggio nei sapori e nella produzione di eccellenze Bio è la giusta direzione.

Con la promozione del territorio italiano attraverso il biologico e il biodinamico possiamo diffondere una cultura di rispetto per la terra, difesa della biodiversità e del benessere psicofisico. Lo stesso rispetto che i nostri amici produttori hanno per le coltivazioni e le produzioni alimentari che abbiamo inserito nell’e-shop Biofoodart.

Martina ha raccontato storie legate al cibo che fanno innamorare: ci ha descritto luoghi e ricette che stimolano l’immaginazione attraverso tutti e cinque i sensi. Pane e mortadella, la merenda di quando andava a scuola, la descrive e senti il profumo del pane che scrocchia tra le dita ad ogni morso, senti la mortadella odorosa di pistacchio che si scioglie in bocca. Ti sembra di vedere gli scaffali del negozio di alimentari della nonna dove è cresciuta, pieni di prodotti alimentari della tradizione italiana.

Martina è una donna che ha fatto del cibo il suo lavoro. Quando parla di cibo lo descrive come un’opera d’arte. Un piatto, una ricetta, sono un atto d’amore verso se stessi e verso le persone a cui vogliamo bene.

Le frasi del workshop da ricordare

“La buona scrittura sul cibo raramente riguarda solo il cibo; riguarda le persone, i luoghi, il modo in cui viviamo, chi siamo. I dettagli sensoriali del cibo possono aiutarci a sbloccare i nostri ricordi più fertili e avvincenti.

Cucinare, mangiare, condividere il cibo, da questi atti, apparentemente banali della vita quotidiana, si torna a un linguaggio antico, a versioni passate di noi stessi, alla nostra biografia.”

Il cibo è una forza importante e trainante nelle nostre vite. Condividiamo e creiamo alcune delle nostre esperienze più importanti circondati dal cibo. Ci conforta, ci nutre, ci guarisce.”

Tre persone non potevano essere più diverse a tavola

Cecilia era una millefoglie di tofu marinato con crema di radice di prezzemolo e patè di pomodorini biologici. Agata un hamburger dietetico di fassona piemontese, con maionese light e patatine fritte (sono verdura, no? ). Io ero una carbonara incerta, con la pancetta al posto del guanciale, con abusi di panna, perennemente indecisa tra il pepe si o il pepe no, e se uovo intero o solo tuorlo.

(tratto da MANUALE DI CUCINA SENTIMENTALE di M. Liverani )

E tu, che piatto sei ?